Autismo: acido folico riduce il rischio?

autismo acido folico riduce rischio

L’acido folico può aiutare a combattere il rischio d’autismo? Questa particolare sostanza è senza dubbio importante per il corretto sviluppo del feto nel grembo materno. Ma sempre più studi stanno concentrando l’attenzione sugli effetti di protezione che avrebbe nei confronti di questo particolare disturbo mentale.

Gli ultimi ad aver intrapreso una strada in tal senso sono gli scienziati statunitensi dell’Università Columbia. In una ricerca dedicata pubblicata in questi ultimi giorni sulla rivista di settore Journal of the American Medical Association, gli esperti sostengono che assumere degli integratori di acido folico nelle prime settimane di gravidanza, può ridurre in modo sensibile, pari al 40% delle possibilità, il rischio che il nascituro sviluppi un disturbo dello spettro autistico. Per confermare la loro ipotesi, i ricercatori hanno preso in considerazione un campione di circa 85mila bambini  ed hanno confrontato i loro dati con quelli relativi alla tipologia di integratore assunto dalle loro madri nel corso della gestazione con particolare focalizzazione sui tempi di usufrutto di acido folico.

Non dobbiamo dimenticare che questo elemento è molto usato in gravidanza perché permette di prevenire fattualmente la spina bifida, una malformazione molto grave relativa allo sviluppo del feto. Seguendo il campione di bambini preso in considerazione per un periodo di follow up di qualche anno, i medici hanno potuto diagnosticare 273 casi tra autismo ed altri disturbi di tale spettro come ad esempio la sindrome di Asperger. Ed è stato proprio comparando i dati che è stato possibile rilevare come i bambini di madri che avevano assunto acido folico tra la quarta e l’ottava settimana di gestazione, mostravano un rischio di sviluppare una condizione di autismo minore rispetto ai figli di coloro che non ne avevano fatto uso o ne avevano fatto utilizzo tardivo.

Un punto in più di prevenzione sul quale riflettere in merito a questa patologia ancora difficile da comprendere e gestire.

Fonte | JAMA

Thinkstock

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