Cardiopatie, un aiuto dagli spaghetti d’orzo

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Niente di meglio per il cuore, di un bel piatto di spaghetti… d’orzo! A sostenerlo, una ricerca dell’Università di Bologna (Dipartimento di Scienze degli Alimenti) e dell’Università di Granada (Dipartimento di Chimica Analitica), e pubblicata su “Journal of Agricultural and Food Chemistry”. Il merito è da attribuire alla presenza di fibre e di antiossidanti in misura maggiore rispetto alla pasta di semola e quella di grano duro.

Gli spaghetti, sono senza alcun dubbio, un caposaldo della cucina italiana, ma di certo non così monolitico da non potersi concedere il “lusso” di cambiare veste. Detto, fatto. Il team di ricercatori, guidati dai dottori Vito Verardo e Ana Maria Gomez-Caravaca, ha esaminato questo cereale in lungo e in largo per valutare in che modo potesse modificare positivamente il funzionamento dell’organismo. Gli spaghetti tradizionali, ovvero quelli ottenuti dalla semola e dal grano duro, così sono stati messi a confronto con gli spaghetti d’orzo.

L’esito dell’esperimento, ha dimostrato come gli spaghetti d’orzo offrissero maggiori dosi oltre che di fibre, utili per il benessere psicofisico dell’organismo e non solo in caso di stitichezza per migliorare il transito intestinale e ripristinare la flora batterica, anche di antiossidanti, acerrimi nemici dei tanto temuti radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento precoce, nonché di molte patologie. Questo mix, perciò, sarebbe un toccasana per la salute del nostro cuore, tenendo lontano lo spettro di cardiopatie e altri problemi cardiaci.

L’orzo, è un cereale noto sin dal’antichità, ricco di proteine, con una discreta presenza di minerali quali potassio, ferro, calcio, magnesio, zinco e fosforo. Sul fronte delle vitamine è ricco di vitamina A e molte vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6). L’orzo è un alimento poco utilizzato, nonostante sia particolarmente salutare per il nostro organismo. Inoltre, alcune ricerche hanno messo in evidenza come la presenza di alcuni estrogeni di origine vegetale abbiano un effetto positivo nei confronti del tumore al seno.

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