Ebola, vaccino italiano in sperimentazione

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Un vaccino italiano contro l’ebola verrà sperimentato nelle prossime settimane negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna. E’ attualmente in fase di produzione a Pomezia, negli stabilimenti dove gli scienziati lo hanno messo a punto.

Per la sperimentazione ed un eventuale utilizzo, l’azienda che lo ha preparato, la Okairos/Advent, ne creerà in tutto oltre 10mila dosi. Serviranno circa due mesi prima di completare l’intera produzione. Il suo nome tecnico è Chad3Ebola-Zaire e la scelta di produrlo nello stesso luogo dove è stato creato nasce dalla necessità di rispettare determinati standard stabiliti nel corso della ricerca che ha portato alla sua creazione. Essendo l’azienda italiana l’unica attualmente in grado di preparare questo vaccino contro l’ebola, appena le dosi saranno pronte verranno inviate in contenitori refrigerati e controllati per via aerea dove serviranno. Come ha spiegato all’AdnKronos Riccardo Cortese, il Ceo della casa farmaceutica:

Abbiamo lavorato 5 anni a questo vaccino e quando abbiamo capito che era maturo per poter essere testato sugli animali, ci siamo rivolti all’unico laboratorio al mondo dove è possibile fare esperimenti con il virus ebola, visto che in Europa non si può fare. Così abbiamo cominciato a collaborare con i National Institutes of Health: inviavamo loro i vaccini prodotti negli stabilimenti di Pomezia e Napoli per la sperimentazione sugli animali.

E’ stato possibile realizzare questo vaccino contro l’ebola grazie ad un finanziamento importante per ciò che concerne le malattie rare da parte del Cnr, dell’Istituto Superiore di Sanità e la stessa IRBM, la piattaforma scientifica di cui la Okairos fa parte. Se le sperimentazioni dovessero dare i risultati sperati, le dosi verrebbero immediatamente spedite in Africa Occidentale dove l’epidemia di ebola sta mettendo a ferro e fuoco diversi paesi, portando allo stremo la popolazione ed il personale sanitario che si sta occupando di lei. Finora solo alcuni vaccini e sieri sperimentali sono stati spediti, ma in dosi non sufficienti a coprire l’intera popolazione.

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