Giornata mondiale dell’acqua, prevenire i rischi sanitari in caso di eventi estremi

 width='500Giornata mondiale dell’acqua: ricorre oggi 22 marzo con incontri ed eventi di sensibilizzazione contro lo spreco delle risorse idriche, la prevenzione del rischio idrogeologico, la mancanza di acqua potabile e servizi igienico-sanitari, la resistenza delle strutture di fornitura ad eventi estremi come terremoti, siccità, frane ed alluvioni.

Eventi estremi che aumentano a causa del cambiamento climatico e che per l’OMS evidenziano la necessità di correre ai ripari per evitare la contaminazione delle acque e la diffusione di malattie in caso di emergenza. Proprio nell’ambito della Giornata dell’Acqua, il Centro Europeo Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed il Ministero dell’Ambiente italiano hanno pubblicato le Linee guida su servizi igienico-sanitari e fornitura idrica in caso di eventi climatici estremi.

In Europa oltre due terzi della popolazione complessiva di 900 milioni vive in aree urbane. In Italia il tasso di urbanizzazione cresce ogni anno dell’0.4% e sfiora attualmente il 68%. Occorre, dunque, per tutelare la salute dei cittadini, far sì che i centri urbani abbiano a disposizione acqua potabile, fognature efficienti e depuratori in grado di resistere alle piogge intense, alle ondate di calore e di freddo, a periodi di siccità prolungati ed a black-out elettrici.

Quando l’acqua viene limitata o inquinata a causa di malfunzionamenti nella rete si corrono rischi sanitari non trascurabili:

Oltre ad aumentare il rischio di contaminazione chimica, questo è all’origine di malattie gastrointestinali, dermatiti e congiuntiviti, che rappresentano i principali effetti sulla salute.

A causa dell’aumento del 65% di eventi estremi in Europa tra il 1998 ed il 2007, negli ultimi 20 anni circa 40 milioni di persone hanno chiesto assistenza di base e sanitaria ovvero

un riparo sicuro, assistenza medica, acqua e igiene in sicurezza. Questo ha rappresentato una crescita del 400% rispetto agli 8 milioni di persone colpite nelle precedenti due decadi.

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